Da Piacenza a Firenze per dire NO alla Leopolda

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la risposta di Renzi al dissenso: sempre e comunque manganelli.

In più di 5’000 persone oggi a Firenze abbiamo messo in pratica quanto abbiamo ripetuto nelle scorse giornate: la legittimità a esprimere dissenso e le ragioni del NO al referendum nonostante divieti, vergognose imposizioni, attacchi e intimidazioni indegne.
In tutti i modi si è cercato di impedire che si potessero rappresentare le ragioni di chi si oppone a questo governo e alle conseguenze di una riforma costituzionale che sa di autoritarismo e di ulteriore accentramento del potere nelle mani di pochi.
Avevamo detto che non avremmo accettato lo scandaloso divieto di manifestare imposto dalla questura, che non saremmo stati confinati in piazza San Marco, ma che saremmo andati a portare le ragioni del NO fin sotto la Leopolda, dove Renzi e suoi figuranti del Partito Democratico come al solito si rintanavano lontani dalla società reale.
Ci siamo presi sin da subito piazza San Marco in migliaia rendendo immediatamente chiaro che il tentativo di impedirci spazi di espressione e partecipazione avrebbe provocato una giusta e legittima risposta. La polizia si è comportata come la guardia privata di Renzi, assumendosi la responsabilità politica di mettere a tacere il dissenso per conto del premier.
Tanti fiorentini sono scesi oggi in piazza accanto a delegazioni dei tanti NO che costellano l’Italia resistenze territoriali contro le nocività e le devastazioni, comitati contro le grandi opere inutili, studenti, precari, vittime del Jobs Act hanno costruito oggi una grande giornata: la giornata in cui la Leopolda del Sì non ha potuto impedire che le ragioni del NO venissero comunicate a tutto il paese da un fiume in piena di dissenso e dignità!
La reazione della polizia alla richiesta di cominciare una manifestazione verso la Leopolda dimostra gli spazi di democrazia che concede il sedicente Partito “democratico”.
Cariche, lacrimogeni, fermi si sono riversati sulle migliaia di partecipanti ma nulla è riuscito a fermare la nostra capacità di comunicare a tutto il paese che il governo Renzi è il governo dell’austerità, dell’attacco ai diritti, dell’impoverimento generale. E che per questo va sfiduciato in ogni modo, nelle piazze e nelle urne, il 4 dicembre.
Quello che è successo oggi è inaccettabile: una gestione dell’ordine pubblico tesa a impedire quegli stessi diritti civili e sociali che Renzi finge di difendere nei suoi teatrini a reti unificate. Durante le cariche è stato fermato Francesco, un ragazzo che si trova tutt’ora in stato di fermo. Ci sono stati anche diversi feriti dal momento in cui la polizia non ha smesso di inscenare provocazioni a margine del corteo.
C’è una parte del paese che sta alzando la testa, che non si beve più le baggianate di Renzi e che sa che bisogna riconquistarsi diritti e dignità tutti insieme, come successo oggi.
Torneremo in piazza il 27 Novembre a Roma, per una nuova grande giornata di mobilitazione popolare di massa ad una settimana dal voto sul referendum!

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