Una settimana particolare – Riflessione critica su cosa sta succedendo a Piacenza

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“Democracy is so overrated”
La democrazia è sopravvalutata, da House of Cards

La scorsa settimana ha visto capitare una serie di eventi politici a Piacenza dai quali si possono trarre alcune considerazioni per l’oggi e per il domani.

Piacenza ha costituito nel passato recente un laboratorio incubatore di alcune tendenze politiche rilevanti. Non parliamo solamente di quel gigantesco processo di soggettivazione neo-operaia costituito dalla logistica, in cui le lotte operaie -appoggiate in città solo dall’antagonismo- hanno assunto un ruolo di rilievo e traino a livello nazionale. Ci riferiamo anche a una serie di dinamiche proprie dei contesti provinciali, delle città medio-piccole in cui si concentrano i due terzi della popolazione italiana. Un fattore peculiare dello stivale rispetto al resto dell’Europa occidentale e da sempre calmieratore in senso conservatore (quando non reazionario) degli umori politici nazionali.

Ebbene, la scorsa settimana ha registrato un picco di attivismo tanto per quanto riguarda l’arcipelago della destra radicale (o apertamente neofascista) quanto per l’area dell’ antagonismo.

Da un lato, l’evento-clou è stato rappresentato dalla presentazione di “Defend Europe”, tappa del tour-resoconto delle (poco fortunate) gesta della nave “anti-immigrati”. Iniziativa organizzata dai giovani leghisti ma fin dal principio rivelatasi catalizzatrice delle attenzioni della destra estrema, cui si ascrive il progetto Defend Europe.

Dall’altro una serie di appuntamenti promossi dall’antagonismo che si sono innestati su una data centrale rappresentata dallo sciopero nazionale dei sindacati di base (venerdì 27. Sì, sappiamo che non ne avete trovato traccia sulla poco qualitativa stampa locale, ma ha bloccato un’intera fetta di città. Alla TNT 100% dei 320 facchini iscritti al S.I.Cobas, anche se la CGIL il giorno dopo rivendicava medesima percentuale per i suoi 2. Una barzelletta che si commenta da sé…).

Due piani quindi qualitativamente (oltre che per segno politico) diversi. Da un lato la classica iniziativa propagandistica, tesa in seconda battuta a tessere relazioni nell’alveo dell’ultra destra. Dall’altra una serie di eventi collegati a una data che è espressione di un percorso, iniziato da anni e verosimilmente destinato a durare. Non ci interessa in questa sede fare un confronto numerico fra le due fazioni (anche perché sarebbe inutile: da un lato c’erano una quarantina di partecipanti mentre dall’altro un’adesione ai massimi storici nei magazzini, oltre duecento ragazzi spostati con ben 4 pullman, altre decine presenti all’aperitivo antirazzista del sabato pomeriggio o allo spezzone giovanile della parata commemorativa del sabato mattina). No, ci interessa rimarcare la differenza qualitativa, perché essa ci rimanda a considerazioni altrettanto qualitative sulla politica amministrativa di Piacenza, che teniamo però per le conclusioni della riflessione.

Torniamo invece all’infuocato (ideologicamente parlando) weekend. Esso maturava nella cornice più ampia contrassegnata dal dibattito (fumo negli occhi?) nazionale sulle provocazioni degli ultras della Lazio rispetto al tema antisemitismo (e quanta superficialità nell’accostarlo a un generale calderone anti-ultras…). Provocazioni con le quali fa il paio la prevedibile esposizione di uno striscione commemorativo della marcia su Roma nel pubblico passeggio ad opera di non meglio specificate sigle neofasciste. Ebbene, nonostante questi campanelli non siano da sottovalutare (se affrontati con serietà e non con facili semplificazioni), noi riteniamo che ben più indicativo del clima sia in questo senso quanto avvenuto sabato mattina, con l’autoconvocato comitato ripulitore dei giardini Margherita in azione, ancora una volta capitanato dall’assessore Zandonella (lo stesso di defend europe), che rifiuta lo “spontaneo” aiuto offerto dai profughi gestiti da una ben nota cooperativa.

Un quadro in cui contraddizione richiama contraddizione. Non riusciamo infatti a capire se strida di più la strampalata iniziativa leghista (dipendenti comunali confermano che i giardini non presentavano alcun “degrado” e prova ne è lo scarno repertorio di ritrovamenti operati dalla banda Zandonella) o l’odiosa riproposizione messa in atto dalla cooperativa dei profughi come “braccia utili” da attivare per opere di decoro pubblico. Un errore già visto in tempi di amministrazione di centro-sinistra e a nostro avviso nocivo e deletereo: pensare di combattere l’ignoranza populista che fomenta l’odio colpevolizzando chi incide all’infinitesimo sulle casse pubbliche, con una retorica che li vorrebbe invece pronti a “discolparsi” di non si sa bene quale colpa (essere fuggiti dalla devastazione economica a firma italiana? Usufruire di programmi coercitivi di accoglienza votati da destra e sinistra?) significa inseguire l’ignoranza sul suo terreno. Utilizzare vite e drammi per combattere una guerra di posizione cui queste vite sono aliene. Incentivare, anche, una cultura del lavoro gratuito. Insomma, un obrobrio a cui riesce facile (e funzionale a rafforzare il suo consenso) per il comitatino leghista rispondere picche.

E’ piuttosto sulla natura del comitatino che avrebbe dovuto incentrarsi una critica (e sperabilmente una contestazione!). Nell’anniversario della marcia su Roma, che avrebbe portato dell’istituzionalizzazione della violenza squadrista attraverso l’istituzione della MVSN – milizia al servizio della figura istituzionale di Mussolini, era difficile non notare una similitudine a quest’ultima nella disinvoltura con cui il prode assessore continua la sua opera di campagna elettorale a urne chiuse con milizie personali che svariano dal comitato, agli accoliti per un’iniziativa ecumenica (dell’ultra destra, si intende), fino alla polizia municipale impropriamente utilizzata per retate ai giardinetti. Una similitudine in sedicesimi e quasi farsesca sia chiaro, ma egualmente tesa a sottomettere l’attività istituzionale alle esigenze di rafforzamento del consenso personale/partitico di una compagine.

Ma, si sa, è più facile esercitare un ricordo senza impegno che attivarlo e farlo diventare memoria attiva. Comporterebbe, oltre a notare la riproposizione di determinati meccanismi, anche un dover prendere posizione sull’oggi, su misure come gli accordi di Minniti con i clan libici per la gestione dei lager di contenimento alla migrazione, o il DL Minniti-Orlando e le sue misure repressive come l’arresto in differita (sperimentato per anni dove? Negli stadi di quegli ultras contro cui è facile generalizzare a pacchetto per le uscite infelici di curve ampiamente compromesse con il neofascismo…). Da ciò la nostra partecipazione alla parata indetta sabato mattina dall’ANPI. Consapevoli che avremmo trovato quelle stesse facce che, sotto le insegne del PD, da anni pongono le basi per un funzionale (a loro e al manovratore padronale e sovranazionale) mantenimento di un contraltare destro-populista alle politiche di massacro sociale quali Jobs Act, Buona Scuola…abbiamo ciononostante preso parte alla parata. Per ricordare che l’origine del male è nella loro politica, economica e di disciplinamento sociale. Per non lasciare alla loro sterelizzazione politica un ricordo incapace di farsi memoria.

Cosa ci rimane dopo questa settimana? Sicuramente un dato di grande attivismo dell’arcipelago neofascista e un non sostenibile ruolo di sponda offerto loro dalla Lega Nord e dai suoi più alti rappresentanti istituzionali. Dal lato del frangente antirazzista questo iper-attivismo si dimostra però anche capace di mixare la capacità di mobilitarsi a un ruolo attivo in movimenti faticosamente costruiti sul territorio negli anni. Ma anche il dato oggettivo che le prime crepe, i primi distinguo in seno all’attuale maggioranza fascio-leghista di Palazzo Mercanti si sono avuti su un crinale squisitamente ideologico. Ci riferiamo alle lettere di dissociazione da parte di alcuni consiglieri comunali della maggioranza di destra rispetto alle fughe in avanti dell’assessore leghista.

La conoscenza del piano istituzionale (che è nemico dei movimenti sociali, ma ciò non li legittima a disinteressarsene a non conoscerlo!) e del suo rapporto totalmente messo-in-scena con la supposta “opinione pubblica” ci racconta di come il piano ideologico non sia sa che la superficie, mentre il grosso dei giochi lo si fa nell’assegnazione di cariche nelle partecipate comunali come Iren, nella Fondazione, nella macchina comunale in settori chiave come i lavori pubblici. Ma è comunque una prima frazione, maturata esclusivamente grazie allo sforzo della sinistra antagonista (forse effettivamente l’unica sinistra organizzata rimasta in città) di aprire un dibattito sul tema e costringere segmenti a lei non affini a prendere posizione.

Ciò non può che essere segno della pochezza amministrativa messa in campo finora dalla giunta di destra, che
nell’immobilismo e nell’assenza di un qualsivoglia progetto di sviluppo della città permette a un piano come quello ideologico e al dinamismo dell’assessore-sceriffo-cercavoti permanente di assurgere a una visibilità di primo piano. Una crepa che indica quindi una strada da perseguire per chiunque voglia ribaltare un rapporto di forza artificiosamente dipinto dall’inadeguatezza dei meccanismi rappresentativi (ricordiamo che la Barbieri ha vinto le elezioni con il 16% dei voti degli aventi diritto!). Per quanto ci riguarda, questo ribaltamento siamo determinati a costruirlo non con la formula elettoralistica (quanto suonavano residuali le prese di posizione dell’opposizione comunale rispetto all’immane lavoro di aggregazione e di partecipazione messo in campo da noi fra venerdì e sabato!) ma continuando ad allargare e consolidare quel blocco sociale che, lo diciamo con moderato ottimismo dopo i numeri visti in campo in settimana, si è ormai costituito in città.