Seminari NAP: domenica 11 nella sede dei SiCobas parliamo di Grecia con Andrea Fumagalli

2015-10 volantino seminari

Ricominciamo, per il quarto anno di fila.

Dopo l’inatteso boom di presenza dello scorso anno, torniamo a proporvi i nostri incontri come occasione di arricchimento culturale gratuita.
A Piacenza, lo sappiamo, il pensiero critico non ha spazio, stretto tra un festival del (loro) “diritto” e una coltre di nebbia informativa che oscura la parte povera e in lotta della città.
Lo diciamo chiaramente: questa quarta edizione è per noi un esperimento. Potevamo ritirarci soddisfatti dopo il pienone dello scorso anno, ma vogliamo continuare a indagare il nostro presente pieno di stimoli (si pensi al primo incontro sulla Grecia…). Chi ha partecipato in passato sa che possiamo riuscire ad andare in profondità riuscendo a rimanere comprensibili, creando un momento DIVERTENTE e non pesante.
Sappiamo che a Piacenza è socialmente disdicevole andare oltre discorsi da bar o di impegno da tastiera, ma ostinatamente riteniamo che due ore di serietà al mese non possano che farci bene, che farci crescere meglio (o invecchiare, gli incontri sono rivolti a giovani e meno giovani!).

Ci piacerebbe farla breve. Fare a meno di genealogie, di etimologie, di citazioni. Che una poesia, una canzone, fossero sufficienti.
Ci piacerebbe che fosse abbastanza scrivere «rivoluzione» su un muro per incendiare la piazza. Ma bisogna sbrogliare la matassa
del presente, e regolare qui e là i conti con delle falsità millenarie. E’ necessario tentare di digerire anni di convulsioni storiche.
E decifrare un mondo in cui la confusione è fiorita su di un tronco di malintesi. Ci siamo presi il tempo di discutere sperando che
altri si prendessero il tempo di dialogare. Discutere è una vanità, se non lo si fa per l’amico. Per l’amica che ancora non si conosce
o che si conosceva, anche. Negli anni che vengono saremo dappertutto il mondo prende fuoco. Nel frattempo, ci trovate qui…

SI COMINCIA DOMENICA 11 OTTOBRE ALLE ORE 17 PRESSO LA SEDE DEI SICOBAS, VIA SAN FRANCESCO 8 (DAVANTI AL NEGOZIO SCOUT). Il tema del primo incontro sarà “Grecia: eros e tanatos del capitalismo”, di cui parleremo con Andrea Fumagalli, nostro ospite fisso e divulgatore ineguagliabile di temi economici. Parlare di cose serie e difficili in modo facile e divertente. Non mancare!

https://www.facebook.com/events/481289828708494/

The Times They Are A-Changin’. Prime valutazioni su una giornata straordinaria.

Prima di partire lo avevamo detto: per noi la giornata dell’assedio del 19 ottobre a Roma non era né un punto di partenza né un punto di arrivo. Era un punto di passaggio di percorsi lunghi faticosamente costruiti nel tempo sui territori. Siamo ripartiti da Piazza San Giovanni. Una piazza che il 15 ottobre 2011 fu una tomba per il ceto politico, quello istituzionale e di movimento, travolto da un’ espressione di antagonismo sociale irriducibile alle forme della rappresentanza. I due anni successivi hanno confermato che non era una fiammata episodica, ma un punto di non ritorno. Allora doveva finire solo con un comizio, il 19 ottobre di quest’anno i comizi finalmente non sono stati nemmeno messi in programma. I tempi stanno cambiando.

E allora facciamo qualche breve considerazione. Ognuno legga ciò che gli interessa, anche se è ovvio che su passaggi così importanti è conveniente avere una visione d’insieme.

Terrorismo mediatico e repressione, i primi sconfitti dalla piazza. Mai una manifestazione nazionale era stata preventivamente criminalizzata come quella di ieri. I media volevano sangue a fiumi per spettacolarizzare. L’establishment egualmente per poter reprimere e autoincensarsi. La finta sinistra ancor di più per poter vantare la propria alterità ed esibire la piazza del 12 ottobre come contraltare “civile e responsabile” (nonché totalmente svuotato di contenuti sociali) al temuto “antagonismo”. Bene, possiamo dire che questo dispositivo è saltato completamente di fronte a due fattori: i numeri enormi (oltre 100.000 persone, giusto per avere un’idea più del doppio dei presenti al comizio di Rodotà di sabato 12) e una ricchezza di contenuti che ha portato tutte le componenti e le espressioni dell’antagonismo ad avere la loro voce in capitolo nella piazza di ieri. Diciamo questo non per la quantità o meno di scontri che ci sono stati a Roma, ma perchè il cammino del 19 ottobre è quanto di meglio ci si poteva aspettare di questi tempi. Mentre scriviamo, migliaia di occupanti di case, migranti e giovani sono ancora accampati a Porta Pia in assemblea rilanciando le lotte sui territori per il diritto all’abitare, per costruire un futuro per tutti e tutte. I tempi stanno cambiando.

Quali contenuti e quali militanti, una prima analisi. In questi due anni la crisi ha trasformato il quadro generale, cambiando in profondità la condizione sociale. Sui territori sono evidenti i processi di scomposizione determinati dal rafforzamento delle politiche di austerity e di impoverimento, che se non si riesce a contrastare adeguatamente (cosa che ad esempio a Piacenza abbiamo fatto egregiamente con il percorso di lotte studentesche contro SETA espresso nei cortei del 4 e dell’11 ottobre) rischiano di determinare rapporti di forza non favorevoli alle lotte. I movimenti che riescono a muoversi nella giusta direzione, pur tra varie difficoltà, sono tra loro diversi, uniti – come il No Tav, il No Muos, la lotta per la casa, ecc. – dalla capacità di costruire segmenti di autorganizzazione e dal tentativo di ricomporre segmenti differenti. E’ dunque ricomposizione non di ceti politici ma di lotte e segmenti sociali, di quei soggetti che subiscono la crisi e sono stufi di pagarne i costi. Il 19 ottobre è stato il primo tentativo di dare visibilità a questi processi, senza delegarli a calendari fissati in modo separato ma dando vita a una nuova temporalità, autonomamente scelta dai conflitti. La giornata ha richiesto una preparazione e uno sforzo molto grossi proprio per le diversità che al suo interno si sono espresse, eravamo però tutti consci che non partivamo da zero e non dovevamo finire nell’acampada tuttora in corso a Porta Pia. Uno sguardo attento alla manifestazione può leggere queste diversità. Vi erano con grandi numeri gli occupanti di case. Non si è trattato solo della ricorrenza delle ciclicità delle occupazioni abitative a Roma, ma di un qualcosa di più e di differente. Ne sono una traccia visibile l’enorme presenza di migranti (da Piacenza presente una delegazione dei “profughi del Ferrhotel” coi quali abbiamo intrapreso la vertenza di luglio-agosto), come protagonisti diretti del corteo, e la diffusione che il tema della casa ha assunto in territori su cui non era mai stato presente. L’occupazione diventa così risposta concreta e perfino necessaria a un bisogno materiale sempre più messo in discussione o apertamente negato dalla crisi. Vi era poi, consistente, la presenza del precariato giovanile e di quegli stati sociali privati di reddito e di possibilità, che hanno pagato i costi della crisi in termini forti. Vi erano, ovviamente, i soggetti delle lotte territoriali, ormai un’affermata costante degli ultimi anni. Vi era il movimento della logistica, di cui Piacenza è stata capofila e che sin dal venerdì era sceso in piazza al nostro fianco (anche a Piacenza abbiamo fatto blocchi e un corteo, che hanno evidenziato la conferma di un forte movimento operaio in città ma anche alcuni limiti su cui dovremo intervenire, dato che in aziende che davamo per assodate come nostro territorio di “contropotere” si sono verificati passi indietro in termini di diritti e di agibilità delle lotte e partecipazione alle stesse). I tempi stanno cambiando.

Sul corteo, gli incidenti, le chiacchiere da bar. Della grandiosità e della ricchezza della piazza abbiamo già detto. E’ da registrare un tentativo di provocazione del corteo ad opera di una settantina di militanti di Casa Pound armati di spranghe. Respinti e malmenati da padri di famiglia e militanti antagonisti, i Casa-Clown si sono asserragliati come loro solito dietro i reparti celere perdendo l’ennesima occasione per non uscire di casa. Che dire, capiamo che vedere i poveri e gli sfruttati organizzarsi terrorizzi gli esecutori del lavoro sporco padronale, ma data l’assoluta irrilevanza politica e numerica riteniamo superfluo spendere altre parole sull’argomento. Parlando di cose più significative, possiamo invece dire che questa manifestazione ha espresso due lati. Uno è costituito dalla contrapposizione alle istituzioni e allo Stato, blindato (non solo in piazza ma anche nella preparazione mediatica dell’evento e nell’immane dispositivo di controllo e repressione preventiva dispiegato su tute le strade e le ferrovie che conducevano a Roma) di fronte a quello che effettivamente è per loro un vero pericolo: non di ordine pubblico, ma di ordine sociale. Perché sono segmenti sociali che non vogliono più pagare la crisi e si uniscono per farlo. Qui il reddito non è agitato come una bandiera ideologica, ma è agito nelle pratiche materiali di riappropriazione. L’altro lato è la costruzione di una legittimità dell’illegalità, che richiederà ancora molti passaggi. Le forme di lotta non sono mai uguali a loro stesse, pena diventare inefficaci: vanno valutate e sperimentate a seconda degli obiettivi e dei passaggi politici concerti. Per questo è positivo che la piazza abbia espresso tante facce e forme di lotta: dalla madre occupante coi bambini in passeggino alla legittima esplosione di rabbia delle componenti giovanili che hanno assalito i ministeri. E se è vero che i vari servizi d’ordine hanno reso gli spezzoni anagraficamente più deboli impermeabili alla penetrazione degli scontri (gesto di obiettiva responsabilità) è anche vero che non si sono registrati i casi di “caccia al black bloc” tipici dell’isteria post-Genova 2001. Insomma la retorica della distinzione fra buoni e cattivi (che pure oggi i giornali stanno cercando senza successo di riportare in auge) è completamente saltata, e non si è andati al di là, nei casi più eclatanti, di qualche ordine sbraitato sbracciando e spintonando. Roba da pochi secondi, irresponsabilmente aizzata da una carica inopportuna della celere poco oltre il ministero dell’economia. Potremmo riassumerla con l’immagine del disabile (tra l’altro quello dell’assistenza eliminata ai disabili era uno dei contenuti della manifestazione) che imbratta a bomboletta una camionetta della celere. Meglio farci una risata, chi ha interesse a fomentare certe divisioni non solo è fuori dalla storia ma anche fuori dal movimento, e ragiona esattamente come chi vorrebbe, appunto, parlare di emergenza ordine pubblico invece che di emergenza sociale. Ci permettiamo solo una piccola critica costruttiva, ma siamo sul piano dei tecnicismi da corteo, rispetto all’individuazione di uno dei punti di assedio in una via molto stretta: qualsiasi piega avesse preso la piazza, dalla più spensierata alla più aggressiva, è evidente che tal dislocamento avrebbe esposto i manifestanti a momenti di concitazione dettati dalla mancanza di spazio fra i muri e le eventuali cariche della celere. Tutto il corteo è stato gestito molto bene da questo punto di vista, ma quel passaggio poteva generare problemi maggiori per tutti, dalla mamma al giovane antagonista carico di rabbia (te la ricordi la rabbia?, gli dicevano i manifesti di lancio..). Per fortuna, così non è stato. Ieri l’informazione mainstram ha perso un’occasione: l’occasione d’imparare qualcosa dai movimenti reali, di provare a raccontare le lotte per quello che sono, provare a dire la verità ogni tanto, dimenticandosi di chi gli versa lo stipendio. Speranze inutili lo sappiamo, Repubblica (indegna) oggi è il “partito della stabilità” per eccellenza. Ma la risposta migliore Repubblica la avrà dai manifestanti (tutti: famiglie, studenti, migranti, operai) che dall’acampada di stamattina hanno lanciato per domani un presidio sotto il tribunale dove saranno processati per direttissima gli arrestati nelle cariche. Unità, complicità, coraggio. I tempi stanno cambiando.

Sui prossimi passaggi. Questo inizio autunno per noi del NAP è stato talmente impegnativo che quasi è mancato il tempo per ragionare e calendarizzare: ci siamo arrivati freschi della vertenza profughi e siamo stati impegnati ad organizzare le lotte degli studenti, degli operai, le trasferte per il tema abitativo. La coerenza rispetto alla giornata di ieri ci impone di continuare a impegnarci sul territorio, a patire dalla sistemazione di alcune situazioni critiche nel campo della logistica, cui accennavamo poc’anzi, e dal continuare la mobilitazione contro SETA (a proposito: la stessa SETA ha annunciato il 4 novembre come termine per l’introduzione delle nuove corse che abbiamo ottenuto coi nostri scioperi, per quella data è fissato anche il limite della nostra pazienza, poi saranno affari loro). Ma vogliamo parlare del fatto che, a fronte dell’emergenza sociale riversatasi nelle strade di Roma, ancora non sia avviato il percorso di ripubblicizzazione dell’acqua, bene essenziale e che oggi grava con costi spropositati sulla testa delle famiglie? Vogliamo parlare della crescente emergenza abitativa anche per cittadini italiani in città? Dei 180 licenziamenti che si attendono ad Unieuro, dei fogli di via e della repressione ancora vigenti in seguito alla vicenda IKEA, delle comprovate (dalle loro stesse leggi e istituzioni) situazioni di sfruttamento nel lavoro piacentino, da noi denunciate e combattute ma allora ripagate solo con botte e denunce? Di lavoro da fare ce n’è, in marcia verso e oltre l’8 e il 9 novembre, date di mobilitazione già annunciate ieri nella giornata romana. Rimbocchiamoci le maniche, perché la crisi morde ma, come cantava ieri Bob Dylan dalla gracchiante radiolina di un anziano militante per il diritto alla casa arrampicato a Porta Pia, The Times They Are A-Changin’.
(ok, abbiamo concluso con una nota da fricchettoni, ma venite a dircelo in faccia..).

La Val Trebbia non si tocca! La difenderemo con la lotta!

LA GIUNTA TRESPIDI VUOLE STUPRARE L’ANGOLO PIU’ BELLO DELLA PROVINCIA?

MARTEDI 5 FEBBRAIO ORE 9,30-11 CIRCA,

PRESIDIO IN PROVINCIA IN CONCOMITANZA CON LA PRIMA CONFERENZA DEI SERVIZI PER IL PROGETTO CENTRALE IDROELETTRICA SAN SALVATORE.

FACCIAMOCI VEDERE E SENTIRE!!! ABBIAMO BISOGNO DI VOI!!

Una mobilitazione come questa è di lungo periodo o non è. E’ fatta di tante anime che si legittimano, nella diversità delle pratiche, o non è. La Val Susa ce lo insegna. Qua in ballo c’è l’angolo più bello della valle più bella del mondo. Quindi, forza piacentini e valligiani, iniziamo col portare il fondoschiena sotto la Provincia martedì prossimo!