Negli USA non c’è pace sociale! La polizia razzista uccide, la comunità nera risponde!

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L’odio di generazioni di neri cresciuti nei ghetti, tra disoccupazione, marginalità e la brutalità della polizia, si è incarnato, questa volta, nei proiettili di Micah Johnson, che a Dallas ha sparato con un fucile uccidendo cinque poliziotti e ferendone sette. Può piacere o no, ma questa è la realtà. È accaduto durante la manifestazione di Black Lives Matter, in risposta agli omicidi per mano della polizia di Philando Castile in Minnesota e Alton Sterling in Louisiana. Oggi a Houston è stato ucciso da due poliziotti Alva Braziel, un altro afroamericano. Black Lives Matter ha organizzato manifestazioni in molte città.


Una delle dimostrazioni di protesta

Negli Stati Uniti, in quella che è di fatto una guerra a bassa intensità, la polizia uccide tutti i giorni, al momento si contano 729 morti nel solo 2016. L’obiettivo di Micah Johnson non erano i bianchi perché bianchi, in una reazione speculare alla guerra razziale di una polizia che uccide i neri perché neri, non ha individuato le sue le vittime secondo il colore della pelle (avrebbe potuto sparare a qualunque bianco nei paraggi) ma perché erano poliziotti nella loro funzione di repressione e controllo sociale – che spesso si concretizza nell’omicidio di giovani neri e poveri.

Sono proprio i quartieri poveri e a maggioranza nera quelli in cui la brutalità polizia è maggiore. Stiamo parlando di quartieri con livelli di disoccupazione di massa, dove la crisi e la deindustrializzazione hanno colpito duramente e dove l’economia informale rappresenta spesso l’unica possibilità di accedere a delle forme di salario. Da decenni la risposta delle istituzioni alla disoccupazione e alla mancanza di possibilità sono state la polizia e la carcerazione di massa. In particolare, con la politica “delle finestre rotte”, che prevede di perseguire soprattutto i piccoli reati e le condotte che possano creare “degrado”, e la tendenza dei dipartimenti di polizia a valutare gli agenti in base alla quantità di arresti, vengono colpiti particolarmente i ceti popolari, soprattutto neri. La polizia negli USA è sistematicamente razzista, a prescindere dal colore della pelle degli agenti – vale la pena ricordare che tre dei sei poliziotti coinvolti nell’omicidio di Freddie Gray erano neri e che lo stesso capo della polizia di Dallas sia un afroamericano. La caratteristica di un problema sistemico è, d’altronde, proprio che la sua struttura di oppressione opera a prescindere dall’identità dei singoli e un elemento centrale del sistema di oppressione razzista americano, dalle piantagioni in poi, è sempre stato rappresentato dal fatto che alcuni neri assumessero funzioni di repressione delle proprie comunità.

L’elezione del primo presidente nero degli Stati Uniti d’America aveva aperto delle speranze che ora risultano sostanzialmente tradite (anche per questioni che vanno al di là delle possibilità di Obama): in uno stato ancora profondamente classista e razzista la spesa per prigioni e polizia è cresciuta tre volte più di quella per istruzione e sanità. È chiaro a tutti gli attori in gioco che il livello a cui si pone il conflitto è quello della struttura profonda della società statunitense, dove i privilegi della classe dominante sono garantiti anche tramite il controllo e mantenimento in stato di oppressione e povertà dei neri.

Nella concretezza quotidiana della lotta tra classi, marcato fortemente dal colore della pelle, per milioni di afroamericani lo scontro è inevitabilmente contro una polizia – multirazziale – che difende un potere molto “bianco”. Una guerra quotidiana in cui la vita è appesa all’umore del poliziotto di turno.

Diamond Reynolds, la compagna di Philando Castile, che ne ha filmato l’omicidio ha dichiarato:

«Non l’ho fatto per pietà. Non l’ho fatto per la fama. L’ho fatto perché il mondo sapesse che questa polizia non è qui per proteggerci. Sono qui per assassinarci, sono qui per ucciderci perché siamo neri».


Il video di uno degli omicidi che hanno innescato la protesta


Un altro video di omicidi polizieschi, quello a cui si riferisce la testimonianza finale dell’articolo

Al Brennero giornata di lotta contro le frontiere e nuovi fili spinati.

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Al Brennero si è consumata una giornata di lotta (seguita da dura repressione verso alcuni manifestanti) contro i nuovi fili spinati che in tutta Europa stanno nascendo.

Poche storie: si sapeva che le forze dell’ordine italiane e austriache non avrebbero lasciato avvicinare i manifestanti, per cui bene hanno fatto questi ad arrivare autodifesi e pronti a un eventuale scontro.

Poche storie anche per il fatto che questa stagione di nuove frontiere e pulsioni nazionaliste è di una potenziale gravità senza precedenti, quindi per contrastarla serve ogni mezzo necessario.

Come ad ogni tumulto di piazza ci sarà chi accuserà di “fare un favore al nemico”. Come sempre ci sarà poi chi 50 anni dopo si chiederà come mai furono solo pochi ad avere il coraggio di mettersi contro.

Quella del 7 maggio tuttavia è stata solo una giornata, altre dovranno seguire e tutte e pratiche (dall’azione diretta al sabotaggio alla battaglia politica) dovranno essere messe in campo per fermare il vento razzista che soffia in Europa.

Salvini fa ridere, ma ricordiamoci che in Austria l’estrema destra va al governo, dove già sta in Ungheria, Ucraina…scivolare nella forma esplicita del fascismo istituzionale in cui già viviamo può essere più semplice di quanto crediamo. Alba Dorata e le continue connivenze fra Casa Pound e forze dell’ordine sono li a ricordarcelo.

LIBERE TUTTI!

WAR! Isis-curdi-terrorismo: incontro con un compagno appena tornato da militanza nel movimento curdo in Turchia e Siria

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WAR!
Guerra: aperta o civile, al fronte o molecolare…che sia già intorno a noi? Attentati come quello di Parigi sembrano indicare una risposta affermativa, ma lo shok che possono provocare fatti simili non fa che riportarci alle enormi contraddizioni aperte sullo scenario mondiale.
La guerra del tutti contro tutti in Siria, in cui solo il popolo curdo sta effettivamente resistendo e sconfiggendo quell’Isis che tanto ci terrorizza, impone a tutti una riflessione seria e approfondita per analizzare la fase che stiamo attraversando.
Serve capire e conoscere cosa si sta muovendo, così da poter meglio comprendere quando eventi come il Bataclan irrompono a turbare la nostra calma apparente.
Giovedì 17 dicembre (ore 17:30 al circolo “roma”, via Roma 164) avremo la possibilità di farlo insieme a un compagno appena tprnato da più di un mese di militanza nel movimento curdo in Turchia e Siria.
Con materiale inedito e di prima mano toccheremo i nodi principali dello scnario al centro delle tnesioni mondiali, e cercheremo di capire come esso si riverberi anche nelle nostre vite in occidente.
Un’occasione unica, per la prima volta a Piacenza, di avere un reportage ion prima persona. Un incontro che vuole essere chiaro, espositivo e di stimolo alla riflessione, ma non pedante.
A seguire, valorizziamo il nuovo circolo “amico” con un aperitivo al ritmo di Dabasscrew.
Non mancare!
Qui il link all’evento FB:
https://www.facebook.com/events/922266557828371/

Solo insulti per Salvini a Piacenza!!!

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Rilancio la nota emessa in serata dal NAP, sicuramente dai toni forti ma nel cui merito non posso che riconoscermi…figuraccia per Salvini a Piacenza! Il quartiere antirazzista lo copre di insulti!

A Piacenza succedono cose strane. Sistemi di sfruttamento di operai immigrati portati avanti dalle cooperative nell’indifferenza generale, emergenze abitative di cui si nessuno pare interessarsi. A volte capita anche che, facendo un aperitivo fra amici nel bar del quartiere, si finisca insultando una merda.

E’ quello che è successo oggi a un gruppo di compagni che si erano ritrovati come altre volte al bar di via Pozzo per un aperitivo. A un certo punto, la strada viene sbarrata dai mezzi blindati dei carabinieri. Che succede? Pare che sia in arrivo il pagliaccio nazista Salvini, segretario della Lega impegnato in un tour elettorale a base di populismo becero e razzismo spinto.

Noi siamo una decina. Increduli, usciamo dal bar e ci avviciniamo per dare un’occhiata. Si sa mai che ci sia la speranza di dirgli due parole, anche se sembra difficile visto lo schieramento di forze (un celerino confesserà a uno di noi, senza sapere che è un compagno, che per il comizietto di mezzora sono stati spesi oltre 5.000 euro di soldi pubblici).

Quel che ci aspetta è un bello scenario: solo una cinquantina i padani accorsi per il loro leader nazionale, mentre da dietro lo schieramento iniziano a volare insulti da parte di un gruppetto di piacentini di origine meridionale. Riusciamo a distinguere “sono passati di moda i terroni? Hai trovato un nuovo nemico? Ladro, coglione!”. A quel punto iniziamo a correre per avvicinarci. Prima di riuscire a raggiungere lo sparuto gruppetto di padani ci accorgiamo che le finestre dei palazzi soprastanti iniziano ad aprirsi: “sei venuto a farti pubblicità su noi povera gente? Vai a lavorare ladro!”. Entusiasti, ci uniamo al coro e iniziamo a urlare all’indirizzo di Salvini. Manco a dirlo però subito si avvicina la celere, carabinieri per la precisione.

Non possiamo sostenere un impatto e allora iniziamo a indietreggiare, mentre altre signore piacentine si sono unite a noi insultando il leader leghista. Il top è quando troviamo due signori, marito e moglie sulla settantina, che guardando sconfortati il presidio dell’uscio di casa ci fermano e ci fanno i complimenti. “Mai visto un casino simile in questa strada, questo qua ha portato i guai!”. Una verità palese, a cui il marito aggiunge: “quelli li della Lega, un certo Cavalli, si son mangiati 40.000 euro di soldi nostri, è una vergogna”.
Rinfrancati dal ripudio del quartiere verso lo stomachevole populismo salviniano, iniziamo ad andarcene.

Quello che ci sentiamo di dire è questo:
Salvini, dopo il tentato omicidio di Bologna, non riesce a fare una tappa de suo tour dell’odio senza essere braccato o schifato dalle persone intelligenti. Questo è un merito del Movimento ma anche la cifra di quanto sia odiosa la sua campagna, al di là del 3-8% che si porterà a casa alle elezioni.
Salvini va braccato, perché il suo progetto di partito di destra nazional populista, che coinvolgerebbe Fratelli d’Italia, parte del PDL e con l’appoggio esterno di Casa Pound, è un progetto pericoloso. Va strangolato nella culla, onde doverci in futuro pentirci ad ogni pestaggio, omicidio a sfondo razziale, violenza di genere organizzata.
Salvini non deve essere visto come un normale segretario di partito. Perché uno che promuove dei simil-pogrom nei campi nomadi, che passa da un insulto ai meridionali ad uno agli omosessuali, non è un segretario di partito. E’ il responsabile morale della violenza fra poveri che sta avvenendo a Roma in queste ore e che vorrebbe estendere anche a Milano, dove invece un fiero movimento antagonista sta portando avanti percorsi di riappropriazione di case e reddito. E’una merda, euna merda o la si pesta per errore o è dovere civico lavarla via dalla strada con un sincero getto di piscio caldo.

Autoformazione-rivoluzione 3.0 si comincia sabato 25!

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Tornano i seminari di autovalorizzazione del NAP.
Quest’anno, terza edizione, abbiamo voluto fare le cose ancora in più grande che lo scorso anno.
Per chi non ci avesse seguiti in precedenza, ricordiamo che “autoformazione-rivoluzione” nasce ormai 3 anni or sono come momento di approfondimento militante per giovani e meno giovani. La prima edizione è stata completamente home-made, mentre lo scorso anno abbiamo iniziato ad appoggiarci a relatori di grosso calibro in ambito di movimento.
Quest’anno, come potete vedere dalla locandina, ripartiamo su quella traccia ma alzando ulteriormente il tiro.

Per il primo incontro avremo con noi ANDREA FUMAGALLI, docente di economia presso l’università di Pavia, e Saso e Giampiero di CLASH CITY WORKERS.
Il tema dell’incontro è onnicomprensivo, andando a discutere della struttura stessa del capitalismo contemporaneo. Ma la cosa veramente intrigante è che a confrontarsi saranno due scuole di pensiero decisamente alternative fra di loro.
Due correnti che animano segmenti diversi del movimento che ogni giorno attraversiamo con le nostre lotte, e che avranno la possibilità di confrontarsi in una sorta di “battle-arena” intellettuale.

Un’occasione da non perdere quindi, rivolta soprattutto ai giovani ma decisamente interessante anche per i meno giovani. Un’occasione di arricchimento che può segnare lo scatto in più dal punto di vista del percorso di studi e di vita militante. Un momento di crescita che non intendiamo come mera masturbazione intellettuale ma come fucina di idee sulle quali costruire immediatamente iniziativa politica.
Non mancate! CI vediamo SABATO 25 OTTOBRE ALLA COOP DELL’INFRANGIBILE (SALA BIBLIOTECA) DALLE 17:30 ALLE 19:30.

Renzi e lo stato non se la sentono: annullato il vertice di Torino sulla disoccupazione!

E’andata. Renzi e lo stato non hanno retto psicologicamente alla minaccia di sfigurare in Europa per l’immane protesta che avrebbero dovuto sostenere nel caso si fosse tenuto (vedi articoli precedenti) il vertice dell’11 luglio sulla disoccupazione a Torino.
Non è il caso di esagerare le dimensioni della minaccia rappresentata dal movimento: è chiaro che hanno insistito una serie di fattori di convenienza che in parte esulano dall’ordine pubblico, ma sono le stesse dichiarazioni del ministro Alfano e gli scoop giornalistici della stampa di regime a rivelare come questo fattore non sia stato per nulla secondario: spostare migliaia di soldatini a Torino avrebbe significato lasciare sguarniti i cancelli della logistica (il mercato ortofrutticolo di Torino, ma anche IKEA di Piacenza, Granarolo di Bologna…), il cantiere della Val Susa, di Niscemi (MUOS), esponendoli alla rabbia del popolo affamato da “JobAct” e “Piano Casa”.
Il dato politico significativo, a mio avviso, rimane comunque quello dato dall’inconsistenza della proposta politica renziana ed europea sul tema del vertice: la disoccupazione giovanile. Una soluzione non c’è e non vuole esserci. La disoccupazione (così come l’immigrazione regolata dai flussi stabiliti a Bruxelles) serve a creare un esercito industriale di riserva disponibile ad accettare bassi salari. E’funzionale al sistema, non una sua malattia. Ma in tempi di cinghie strette andare a raccontare l’ennesima favoletta avrebbe ottenuto molta ira come ricevuta di ritorno, e quindi meglio rimandare e forse spostare nella lontana e impenetrabile Bruxelles questo atto del siparietto cui si sono ormai ridotte le istituzioni. Di seguito il comunicato di Infoaut, nel quale mi riconosco pur consapevole che rappresenta solo una delle molteplici sfaccettature che sulla giornata dell’11 stavano cnvergendo (segno che il percorso era stato ben impostato).

Dopo alcune incertezze, timori e voci abbiamo conferma dell’intenzione di cambiare la data del vertice sulla disoccupazione giovanile (si parla di novembre) e forse anche la città in cui si terrà. La decisione sembra essere stata caldeggiata da parte italiana nell’incontro tra Renzi e il presidente del consiglio europeo Van Rompuy. Nelle dichiarazioni di politici e giornalisti si intravedono diversi fattori che hanno pesato sulla decisione e che mostrano quanto anche il quadro istituzionale non sia una macchina monolitica e perfettamente sincronizzata.

La seconda parte del semestre e la “legacy”. A pensar male traspare la voglia di rimandare il problema di un tema scottante come quello della disoccupazione giovanile. I tornanti della crisi sono tutt’altro che finiti e nel quadro istituzionale non ci sono idee per il futuro dei giovani che non siano estremamente impopolari. In questa fase non hanno né le capacità, né, tantomeno, la voglia di affrontare il problema della massa di giovani disoccupati o che accedono solo saltuariamente a forme di reddito. Quindi Renzi pensa bene di aprire il capitolo “giovani” alla fine del suo semestre: nel frattempo spera di intravedere qualche schiarita, ma in ogni caso potrà lasciare in eredità (la famosa “legacy”) eventuali patate bollenti ai suoi successori alla presidenza dell’UE.

Non esistono problemi di ordine pubblico? Non è nostro costume farci illusioni o pensare che i movimenti abbiano più forza di quanto sia realmente. Tuttatavia i giornali ossessivamente nominano le questioni legate alla sicurezza durante il vertice e la questura torinese altrettanto ossessivamente nega questa possibilità, talvolta con impaccio. Ci viene incontro il solito senatore del PD Esposito che, nel suo consueto livore verso le lotte sociali, spiattella invece che esisteva grande preoccupazione per le contestazioni e per il malcontento diffuso e profondo che cova nella metropoli torinese. Chissà se Renzi sarebbe contento di queste dichiarazioni? Il fiorentino è allergico alle contestazioni e deve ancora coltivare la sua immagine di salvatore della patria: per ora è basata solo su promesse, paura e speranze, ma che ancora deve incassare un voto concreto (più di quello per le europee) per assicurarsi la stabilità nel parlamento italiano. Iniziare il semestre europeo con un vertice sulla disoccupazione giovanile fatto a Torino (città più povera del nord Italia, segnata dal movimento NoTav e da mobilitazioni come quella del 9 dicembre) non sarebbe stato certo il miglior viatico per la sua immagine in Italia come in Europa. A maggior ragione per un vertice che sarebbe durato ventiquattro ore, in un clima di assedio, che sarebbe stato una pura passerella politica in cui nessuna reale soluzione sarebbe potuta emergere, neanche da spendere sul piano puramente mediatico. Ultima nota: il sindaco Fassino, già castigato per il vertice Italia-Israele, deve di nuovo chinare la testa, cercando di mostrarsi d’accordo, alle decisioni prese da chi conta più di lui, probabilmente senza essere neanche stato consultato… non continuiamo per non sparare sulla croce rossa.

(A conferma della liceità di certi dubbi, basta confrontare l’articolo di Numa nella cronaca locale de La Stampa e quello di Alessandro Barbera su quelle nazionali per leggervi due divere esigenze “politiche”di gestione della notizia. Laddove il velinaro degli sbirri sente la necessità di confermare la forza della questura torinese e della catena di comando del Ministero degli Interni (“escluso l’allarme sicurezza!”), il collega che scrive sul nazionale ha uno sguardo più distaccato e ammette che qualche problema politico e di gestione le mobilitazioni l’avrebbero causato).

A questo punto il nostro lavoro politico quotidiano nei territori continua, per accumulare forza e far crescere la contrapposizione alle politiche di impoverimento che ci vengono imposte. In autunno potrebbero ripresentarsi a Torino e saremo, ancora di più, pronti a far sentire la voce di chi non ha rappresentanza in queste istituzioni, oppure potrebbero decidere di trincerarsi a Bruxelles, un luogo relativamente sicuro per loro, però solo al prezzo di mostrare lo scollamento sempre maggiore tra le istituzioni e grandi pezzi della società.

Domenica 23 solidarietà alla ValSusa.

Il tribunale ordinario di Torino, sezione distaccata di Susa, in data 7/1/2014 depositata in data 14/1/14 ha sentenziato: “dichiara tenuti e condanna Alberto Perino, Loredana Bellone e Giorgio Vair, in solido tra di loro, al pagamento a parte attrice [LTF] di euro 191.966,29 a titolo di risarcimento del danno;” oltre al pagamento sempre a LTF di euro 22.214,11 per spese legali, per un importo totale di euro 214.180,40. La causa civile era stata intentata da LTF perché a suo dire gli era stato impedito di fare in zona autoporto di Susa il sondaggio S68 la notte tra l’11 e il 12 gennaio del 2010. I sondaggi S68 e S69 erano inutili e infatti non sono mai stati fatti né riproposti sia nel progetto preliminare sia nel progetto definitivo presentato per la tratta internazionale del TAV Torino – Lyon.

Quella notte, all’autoporto centinaia di manifestanti erano sulla strada di accesso all’area per impedire l’avvio del sondaggio. La DIGOS aveva detto che non sarebbero arrivate le forze di polizia per sgomberare il terreno dai manifestanti ma che sarebbero venuti gentilmente a chiedere di poter fare il sondaggio, se avessimo rifiutato se ne sarebbero andati. E così avvenne.

Poi si scoprì che era una trappola per tagliare le gambe ai NO TAV con una nuova tecnica: richiesta di danni immaginari per centinaia di migliaia di euro a carico di qualche personaggio del movimento.

La bella notizia è che l’11 febbraio è stata raggiunta la cifra di 220.786,8 euro,raccolti da tutta Italia in tanti modi diversi. Abbiamo fatto diventare un bonifico un atto di resistenza!

Rimane tuttavia aperta la battaglia contro questa opera inutile simbolo del capitalismo speculativo e cieco all’italiana. Rimangono in carcere Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio, i quattro compagni arrestati con l’accusa di “attentato con finalità terroristiche” per l’attacco al cantiere di Chiomonte dello scorso maggio. Sono stati trasferiti, dopo quasi due mesi di reclusione nel carcere delle Vallette. Data l’accusa si trovano in sezioni di Alta Sorveglianza, ma oltre alle usuali restrizioni che questo tipo di regime comporta, sono state applicate loro ulteriori misure.

Chiara, trasferita a Rebibbia, dopo qualche giorno in cella con un’altra compagna, è stata messa in isolamento. Mattia e Niccolò, all’interno della piccola sezione AS2 di Alessandria, hanno il divieto di incontrarsi e questo fa sì, per esempio, che invece di 2 ore d’aria al giorno, ne facciano una sola, alternati. Claudio, dalla data del trasferimento nel carcere di Ferrara, è sempre stato in isolamento, notizia uscita lunedì 10 dopo un colloquio con i familiari.

Per questo, sabato 22 è stata indetta una giornata nazionale di solidarietà. Da buoni piacentini ci distinguiamo: da noi si farà qualcosa domenica 23, dalle 18e30 in avanti presso “il posto” di via Bagarotti 7. Saranno raccolti in quell’occasione con l’aperitivo e l’asta benefit ulteriori soldi da accreditare al movimento notav per le spese che dovrà sostenere. L’iniziativa è organizzata dall’ “assemblea notav Piacenza”, ma come NAP siamo sempre stati impegnati nella battaglia della Val Susa e pertanto abbiamo deciso nell’ultima riunione di aderire a questa iniziativa. Siete tutti invitati a partecipare!

Mercoledì 15 maggio…nuovo sciopero nazionale della logistica!

MERCOLEDI’ 15 MAGGIO SCIOPERO NAZIONALE LOGISTICA! A PIACENZA IMBASTIREMO UNA GIORNATA DI SOCIALITA’ E CONFLITTO IN ZONA IKEA…PER PASSAGGI CONCENTRAMENTO DAVANTI ALL’ARTISTICO ORE 10e50 DEL MATTINO!

Il mondo della logistica è ancora scosso dal protagonismo e dalla determinazione dei lavoratori. Dopo il ben riuscito sciopero del 22 Marzo 2013, l’assemblea interregionale dei delegati sindacali del S.I. Cobas e dell’A.D.L. Cobas ha proclamato lo stato di agitazione e un nuovo sciopero unitario di 24 ore indetto per il 15 Maggio a partire dalle ore 6:00.
Ancora una volta, sul piatto c’è il rinnovo del CCNL, scaduto il 31 Dicembre scorso, e lo smantellamento definitivo del sistema delle cooperative, che – in un settore di fondamentale importanza come quello della circolazione delle merci – costringe i lavoratori (per la gran parte immigrati) ad accettare condizioni di lavoro quasi schiavistiche, senza vincoli di orario e senza garanzie salariali.

A Piacenza la giornata del 15M si inserisce in un quadro positivamente influenzato dall’esito dello sciopero IKEA della scorsa settimana. Dopo la vittoria di gennaio, tanti lavoratori della cooperativa Euroservizi operante in IKEA hanno ripreso coraggio e sono tornati a lottare e a iscriversi al SiCobas. Con la loro forza, concretizzatasi giovedì scorso in uno sciopero che ha visto l’adesione del 99% dei soci, è stato fermato il regolamento disciplinare interno (scuola IKEA…) che da circa un mese puntava a ristabilire rapporti di forza a favore dell’azienda e a intimorire i lavoratori.

Questa dimostrazione di forza ci fa ben sperare in vista del 15 e siamo convinti che tutte le aziende del polo logistico preferiranno evitare forzature rassegnandosi alla giornata di blocco totale.

Piacenza e’ capitale di solidarietà e conflitti: domenica 10 riunione nazionale in coop infra!

Domenica prossima, dalle 14e30 in avanti, saremo alla coop Infrangibile per la riunione nazionale dei facchini in lotta.

E’ motivo di orgoglio che Piacenza e la sala dove ci riuniamo settimanalmente come NAP siano state scelte come sede di questo importante passaggio di discussione e organizzazione.

Non è un caso: Piacenza negli ultimi due anni ha visto alcuni degli eventi di maggior rilevanza nella ribellione migrante alla schiavitù: TNT, GLS, IKEA sono state tre aziende nelle cui vertenze si sono definiti i contorni di questo tipo di mobilitazioni.

Sarà un momento interessante anche per chi in questi anni non ha preso parte alle mobilitazioni, limitandosi a seguirle dal profilo facebook del NAP o da questo stesso blog…l’invito è ad essere presenti e vedere con i vostri occhi!

Domenica si vota…portiamo le lotte in comune!

Domenica si vota
…è stata una campagna elettorale strana. Come sempre in occasione delle comunali, molte persone sono state coinvolte e mobilitate.
Personalmente, ho cercato di caratterizzarmi per una linea di coerenza con quella che è la mia esperienza politica: ciò significa che ho semplicemente continuato a fare quello che faccio da sempre, cercando di promuovere le lotte necessarie a intaccare i gangli di un sistema che evidenzia ogni giorno di più le sue contraddizioni. E’stato il caso delle vertenze GLS e Unieuro (vedi post precedenti), o della promozione di una serata controculturale come quella del concerto della Banda Bassotti.

Ho cercato anche di promuovere qualche piccola iniziativa (a costo zero) per far conoscere le mie proposte: gruppi di giovani hanno dimostrato di recepire e si sono create situazioni interessanti dal punto di vista culturale (penso alla serata con Saverio Ferrari al Vik, vedi articoli precedenti) o del divertimento (penso all’aperitivo elettronico al caffè dei mercanti, vedi sempre post addietro).

Non bisogna sparale grosse, basta fare le cose invece che declamarle. Proviamo a portare le lotte in comune: ci riusciremo? Bene. Non ci riusciremo? L’impegno mio e dei miei compagni sarà immutato…siamo idealisti e le idee servono a camminare. Siamo un esercito di sognatori e per questo non potranno batterci (mai!).

Grazie a tutte/i quelli che mi hanno aiutato. Domenica fate una X su sinistra per Piacenza e scrivete a fianco Pallavicini. Stay rebel.