Le Lotte

Il fondamento imprescindibile dela mia attività politica è che essa non può limitarsi al “palazzo”.
Insieme a tant@ ragazz@ ho in questi anni contribuito alla nascita del “Network Antagonista Piacentino”, una rete che, partendo dalla giovanile di Rifondazione Comunista, punta a coagulare intorno alle lotte altri gruppi, collettivi o anche semplici soggettività slegate da qualunque organizzazione.

E’infatti mia convinzione che nessuna sigla della galassia della sinistra sia ad oggi sufficiente per opporsi alle conseguenze della crisi economico/finanziaria del capitalismo, e tanto più in una piccola città come Piacenza ritengo si debbano unire le forze senza stare a guardare le tessere nel portafoglio!

In questo senso, credo che abbia commesso un grave errore chi in questi anni ha incentivato, sia a livello partitico che di “movimento”, scissioni e malesseri reciproci che hanno solo indebolito le possibilità di raggiungere obiettivi che sono comuni al di là delle differenze.

A fronte di tante esperienze, posso ricordare la costruzione da zero del movimento dell’Onda a Piacenza, contro la riforma Gelmini, e la sua gestione negli anni successivi fino a condurlo fuori dalla parzialità limitante dello studentismo.
Quel movimento, infatti, ha significato a livello nazionale e locale un battesimo alla politica per tanti che erano ormai demotivati, un accumulo enorme di coscienza militante che ha permesso di alzare la testa dai banchi di scuola e dell’università per inquadrare i problemi più generali della crisi capitalista.
E’ sulle corde di questo processo di trasformazione che nel periodo successivo allo scoppio dell’Onda (2008) abbiamo rivistole nostre parole d’ordine e i nostri obiettivi sino a centrare la critica sulle dinamiche di potere del capitalismo finanziario. Mentre pezzi della fu Onda abbandonavano la lotta rifluendo sullo studentismo e venendo ricevuti con tutti gli onori da Napolitano, il Movimento cingeva d’assedio il Senato nel giorno in cui una classe politica delegittimata e corrotta vendeva la propria ennesima fiducia a Berlusconi (scontri di Piazza del Popolo, 14 dicembre 2010). E ancora quella parte cresceva, prendeva contatti con il nordafrica in fermento e con le altre realtà europee e mondiali, dagli indignados a occupy wall street.
E’ questo humus TRANSNAZIONALE che ci ha portati sino al 15 ottobre 2011, in cui una massa enorme è scesa in piazza in tutto il mondo producendo un’eccedenza di conflittualità che rimarrà negli annali. E’ questo il nostro duro lavoro, connettere l’antagonismo piacentino a movimenti di portata transnazionale, prendere parte a queste grandi date storiche, e contemporaneamente far sì che il loro linguaggio arrivi anche a Piacenza attraverso iniziative, dibattiti e manifestazioni.

Ho citato questo percorso, ma tralascio tanto, dalla solidarietà attiva ai NoTav in Val di Susa alla lotta contro le derive razziste della Lega Nord (la famosa vicenda delle ronde padane, il blocco del “giro della padania”…).

Da un anno a questa parte, poi, ci siamo buttati a capofitto nelle dinamiche di lotta inerenti gli operai del polo logistico piacentino. Si tratta a mio avviso dello scenario più interessante e destinato ad avere i maggiori sviluppi in futuro. La manodopera è giovanissima, migrante e altamente digitalizzata. Ci sono quindi sia i tratti dell’operaio italiano immigrato negli usa a inizio ‘900, che i tratti dell’operaio massa degli anni ’50 e ’60, che i tratti della generazione 2.0 che ha creato il movimento di cui sopra e la primavera araba. E’ chiaro che un mix di questo tipo può rivelarsi un grande propulsore di conflitto. Anzi, a Piacenza, apripista delle lotte nella logistica, abbiamo già verificato che sia così con le lotte vittoriose della TNT o con quelle ancora in corso alla Ceva di Cortemaggiore.

La gigantesca “Metropoli padana” in cui si dispiegano quegli inferni simil-schiavisti che sono i poli logistici potrà forse permettere la ri-accumulazione di un potenziale di lotta in grado non solo di fuoriuscire dallo sfruttamento in cui è relegato, ma anche di dare la sveglia a tanti italiani rassegnati o rimbecilliti da decenni di retorica “concertativa”, “democratica”, “collaborazionista” (insomma di tutti i tipi tranne che a favore dei lavoratori).

Condurre queste lotte è stato faticoso e a volte rischioso, ma io come i miei compagni rifaremmo tutto: ci sono momenti in cui bisogna avere il coraggio di mettere in gioco i propri corpi senza compromessi. Quel che nella storia è stato osteggiato, combattuto e represso dal potere costituito oggi è fondamento delle nostre libertà civili e sociali (purtroppo sotto attacco in questa fase di dominio delle finanza)… a las barricadas!

5 thoughts on “Le Lotte

  1. Ciao Carlo, rifletto, scrivendo questo messaggio che spero porti ad un dibattito genuino.
    Se è vero, come io credo da 3 anni,che la TAV è una opera oscena/pericolosa/inefficace/ecc….. occorre anche stabilire come fermarla.
    La violenza tende a emarginare il movimento (a meno che non sia una violenza così forte da far tremare le fondamenta di un sistema sul viale del tramonto es. Le Brigate Rosse per la DC) e forse i passi pacifici sono troppo lenti per bloccare l’ opera.
    La parola che dico è referendum (Nucleare, acqua,ecc) l’ ho scritto a M5S e in una lettera a Beppe Grillo.
    La tua volontà di lottare,che spero non finirà mai,deve però passare attraverso una condizione del lavoratore piacentino che da un lato vede difesi i diritti ai Baluba siano essi africani,romeni,slavi mentre lui è adesso in mobilità,in Cigs, o disoccupato.
    Ieri alla manifestazione della Fiom da Piacenza è partito un pullman con 36 persone di queste 3 operai e il resto pensionati.Forse la rete deve essere “ricablata”……
    Fatti sentire e
    Buona vita

    • Il tuo intervento offre un sacco di spunti, provo a prenderli schematicamente:
      1)sulla violenza in Val Susa. Se sei stato su, saprai che non vi è alcuna frattura fra “violenti e non violenti”: il movimento è assolutamente unito e autoregola le proprie azioni. A volte si sceglie la sfilata pacifica di massa, a volte di cercare di distruggere il cantiere (con tutto quello che comporta il tentativo!)..poi due tipi da intervistare che dicono “siamo contro i violenti” li troveranno sempre, ma obbiettivamente è una tesi che in valle non sfonda!
      2)su tav e referendum. Credo che il referendum sia uno strumento potente, l’anno scorso lo abbiamo visto. Ma…rischia di esere un autogol. Perchè difficilmente si farebbe il quorum su scala nazionale per una questione locale (non siamo in tanti a capire che è una questione che riguarda tutti), secondo perchè rischia di sostituirsi alle lotte nella testa della gente (del tipo: ho votato, la mia parte l’ho fatta, me ne lavo le mani…e lì stai pur sicuro che la fanno anche se vincono i no..)
      3)su Grillo e movimento 5 stelle. Rispetto tutto, ma personalmente non perderei tempo con certi percorsi. I 5 stelle sono un “partito in franchaising” (o come diavolo si scrive), nato da un blog, privo di un riferimento di classe e quindi giocoforza lontano dal poter incidere sulle dinamiche della governance capitalista (il suo insediamento sociale sono tendenzialmente medio-alto borghesi radical altamente digitalizzati…a Piacenza te lo assocerei a CittàComune come settore sociale di riferimento)..inoltre, da quando Grillo ha detto che “non c’è posto in italia per tutti gli immigrati”, da quando si è rimangiato la solidarietà a chi ha combattuto alla battaglia del 3 luglio in valle…non lo rispetto proprio! Sempre più fiero di aver contribuito a cacciarlo dal corteo dell’Onda nel 2008 a Bologna…il suo primodonnismo se lo può tenere!
      4)su fiom e sindacato in crisi. Sono d’accordo. La crisi del sindacato confederale ha ragioni profonde, che vengono da vent’anni di svendita dei diritti dei lavoratori. Hanno accettato di istituzionalizzarsi in cambio di non rompere i coglioni, ripiegando sui servizi. Uno scandalo. Per fortuna la FIOM (almeno a livello nazionale…) e i sindacati di base rimangono un baluardo su alcuni valori. A piacenza credo che non siano male lo spi, pezzi di funzione pubblica e la flc, parlando di cgil, oltre naturalmente a usb e sicobas che hanno avuto il grandissimo merito (insieme a nap e rifondazione) di sollevare il coperchio sull’inferno del polo logistico, dove dinamiche ottocentesche di sfruttamento hanno messo a nudo la solita verità sul capitalismo: approfittarsi dei più deboli, sperando che non alzino mai la testa. E attenzione: la questione della logistica crescerà sempre di più, e la cupola politica che la garantisce è la stessa che ci guadagnerebbe con la tav…

      • Il referendum non sarebbe solo sulla Val Susa ma su tutto l’ impianto TAV in Italia.Essendo uno strumento abrogativo si tratta di bocciare una politica di governo che distrugge il territorio e non offre nessun servizio ai pendolari parlo di mobilità di ridisegnare il modo di gestire il trasporto sia esso merci o passeggeri in Italia.L’ Austria a scelto di non avere TIR sulle proprie strade con buona pace sia dei passeggeri che godono di un ottimo servizio sia delle merci che viaggiano solo su rotaia.
        Ti devo salutare ho un art.18 da rivoluzioniamo con un: Fornero? NO, GRAZIE da costruire.

  2. Non concordo affatto con la visione sul M5S. Esso è essenzialmente voto di protesta contro una classe politica composta prevalentemente a tutti i livelli da cariatidi fancazziste distanti dai reali bisogni del paese e incapace a tutti i livelli di capire e risolvere il benchè minimo problema. Certo è un movimento lontano dalla perferzione (e chi lo è?) e io stesso non condivido certe idee economiche discutibili ma anche contiunare a parlare di capitalismo, come tutti gli “ismi” è fuoriviante e denota solo scarse conoscenze in campo economico riguardo le varie cause della crisi. L’umano tente a generalizzare dietro banali terminologie degli scenari ben più complessi e di difficile analisi ma semplificando troppo poi sfuggono certi “dettagli”. Anche a livello locale nel Piacentino io vedo solo il M5S ascoltare i bisogni dei cittadini (vedi questione dei pendolari che anche i presunti comunisti si guardano bene da difendere) e lottare contro gli SPRECHI. Il comune piange sempre perchè non ci sono soldi. Io dico che i soldi in Italia ci sono, solo vengono spesi male.

    • Caro Paolo innanzitutto grazie del post…sugli “ismi” rispetto la tua opinione ma rimango convinto delle mie posizioni…sul M5S nel piacentino il mio giudizio è che, inquadrandoli comunque in una critica generale forte come quella che ho più volte espresso, devo dire che a volte sono gli unici a esprimermi solidarietà per certe battaglie in cui magari ci sono episodi di scontro con l’ordine costituito…la cosa mi fa piacere, ma dal mio punto di vista un’analisi di classe dovrebbe portare chi fa politica a prendere parte e organizzare certe lotte, più che a esprimere solidarietà.
      Insomma, io li vedo come una creatura strana, in cui le posizioni a livello locale sono dettate un po’ dal caso e dalle sensibilità dei suoi esponenti. Questo può generare posizioni che mi interessano o anche sonore cavolate tipo quelle che ho sentito nella discussione in merito alla “sicurezza”. Un’altra cosa per me è fare dei percorsi di autorganizzazione stabili e durevoli che con la lotta strappano diritti. Ad esempio, io son stato pendolare 7 anni emmezzo, e non ho mai trovato terreno fertile per organizzare una protesta…se lo avessi trovato arei stato ben felice di prendere parte a blocchi, occupazione binari…purtroppo ai tempi c’era solo sta associazione che però più che mandare comunicati contro Reggi non faceva…

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